Il Gender negli anni ’90 quando Vagina era una parolaccia e la nostra mamma si chiamava “cavolo”.

Erano i meravigliosi anni ’90 e mi accingevo a diventare grande con il traumatico passaggio dall’asilo alla scuole elementari. Ho vari ricordi di quegli anni, molti sono belli altri meno, ne ho pochissimi di cui conservo ancora ogni singolo dettaglio, uno di questi ha avuto il potere di cambiare in maniera notevole il mio approccio con gli altri anche nella vita adulta.

A 7 anni ero una bambina sveglia, curiosa e sveglia, all’ epoca non avevamo internet, il mio personalissimo motore di ricerca era il libro di anatomia che una mia zia aveva abbandonato a casa dei miei ( un tempo casa dei suoi) quando era ancora una studentessa di medicina. Provavo una sorta di paura verso quelle immagini così reali e forti e nello stesso tempo una morbosa curiosità che mi portava ad aprire quel libro ogni volta che restavo sola.

Ho avuto la possibilità di osservare i corpi nudi di donne mature, gli organi genitali dei maschi, avevo appreso che quella che avevo in mezzo alle gambe si chiamava Vagina che il pisellino dei maschi era un Pene. Che il Pene si incastrava perfettamente con la Vagina e cose di questo genere, nulla però del mio nuovissimo bagaglio culturale aveva cambiato di una virgola la mia vita o il mio comportamento di bimba.

Come ogni bambina però non conoscevo il significato della parola discrezione e ogni volta che scoprivo qualcosa di nuovo mi sentivo insignita dalla gravosa responsabilità di riferirlo alle mie amichette. Così una mattina a scuola durante la ricreazione, avevo deciso che avrei svelato alla mia amica Giusy ( nome di fantasia) come nascono realmente i bambini.

La discussione andò più o meno così:

-Le mamme restano incinte perché il pisellino di papà entra nella sua Vagina…

-Cos’è la Vagina?

-La pipì delle femmine…

-No, non è vero è l’angioletto che mette il bambino nella pancia della mamma e poi esce dalla pancia perchè viene tagliata e ricucita. Dalla pipì non esce niente perché è troppo piccola.

-Si chiama Vagina, i bambini escono dalla Vagina della mamma perché diventa grande come un melone.

Non lo avessi mai detto. Ricordo come se fosse ieri Giusy in lacrime letteralmente traumatizzata mentre corre dritta dalla maestra a raccontarle tutto, come ricordo anche il conseguente cazziatone della maestra che sosteneva la verità di Giusy aggiungendo inoltre che se non è l’angioletto a fare il “regalino” ai genitori allora sarebbero stati il cavolo o la cicogna. E poi disse che Vagina era una parolaccia, che non dovevo dirlo mai più che una bimba brava non avrebbe dovuto pronunciare quelle parole. Peccato che io fossi davvero convinta della mia verità, e non volli cedere neppure quando i genitori di Giusy si presentarono a casa dei miei pregandomi di rimangiarmi tutto.

Non capivo davvero cosa avessi detto di così sbagliato, non comprendevo la gravità di quanto stava accadendo, perché trovavo tutto assolutamente naturale.Non mi rimangiai quindi proprio un bel niente.

Qualche giorno dopo la Maestra, spinta dai genitori di Giusy, tenne una lezione assolutamente pazzesca di educazione sessuale: Ovviamente I bambini erano una gentile concessione di un indefinito angioletto, o di un cavolo o di una cicogna a seconda di quanti baci in bocca i genitori si erano dati durante il matrimonio e i bambini malati o diversi erano il frutto di baci senza amore. Disse che il fiorellino delle femminucce così come il pisellino dei maschietti avevano l’esclusivo compito di  farci fare la pipì che non bisognava toccarli perché avremmo commesso un peccato mortale.

Neppure in quell’ occasione stetti zitta <<Vagina>> gridai <<Maestra il fiorellino si chiama Vagina…>> stavo considerando l’idea che la Maestra fosse proprio fuori di testa << …E i Bambini escono dalla vagina perché diventa grande quanto un melone>> Se ancora non fosse stato abbastanza chiaro. Quella volta fini a tarallucci e vino. Mi arresi e il discorso non si aprì mai più.

La prima vera lezione di educazione sessuale arrivò più tardi a 14 anni in prima superiore, quando la naturale crescita psicofisica confermò quella che fino a qualche anno fa era solo una mia fantasia.

Ma neppure quella volta ebbi la soddisfazione di sentir parlare di sessualità.

Uno zelante psicologo spiegò alla mia classe quanto triste e avvilente fosse l’adolescenza, di quanti problemi esistenziali avremmo trovato sulla nostra strada, di quanto difficoltosa sarebbe stata la nostra vita per i prossimi 5 anni. Ma mai una parola su Pene e Vagina, mai una parola sui rapporti sessuali, mai una parola sulla crisi dell’identità sessuale tipica degli adolescenti, mai una parola sui contraccettivi. Mai una parola su nulla di importante. Se avessimo avuto bisogno di parlare dei nostri problemi sessuali, lo psicologo ci avrebbe ascoltato in separata sede previo appuntamento, come se questi ipotetici quesiti non meritassero l’attenzione di tutti, come se fossero una vergogna, qualcosa di cui assolutamente non avremmo dovuto parlare in presenza degli altri.

Oggi si parla di fantomatiche teoria gender di una nuova concezione di sessualità ideologica, fantasie queste si dannose che nulla hanno a che vedere con la realtà che vengono fomentate proprio da chi ancora crede che Vagina o Pene non siano parole che un bambino dovrebbe pronunciare. Di reale pare che ci sia una sorta di apertura al dialogo tra i ragazzi e le istituzioni scolastiche  rispetto al sesso e all’identità sessuale e penso che sia cosa buona e giusta.

Perché il rispetto verso quello che siamo parte soprattutto dalla conoscenza di quello che siamo noi e di quello che sono gli altri. Perché la nostra sessualità non è una parolaccia. Perché nel 2015 era pure ora.

Le favole lasciamole raccontare agli intramontabili fratelli Grimm poiché la differenza tra noi e i bambini risiede solo nella conoscenza della verità che la maturità pare ci abbia voluto regalare, ed è forte quanto la responsabilità di divulgarla esattamente così com’è.

Senza la paura che i bambini crescano deviati, perché vi assicuro che non c’è nulla di più destabilizzante per un fanciullo di scoprire un giorno che siamo vivi grazie ad un volatile, che se siamo “diversi” è perché nella nostra famiglia non c’è abbastanza amore o peggio ancora che il cavolo non si chiama cavolo ma Mamma.

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4 thoughts on “Il Gender negli anni ’90 quando Vagina era una parolaccia e la nostra mamma si chiamava “cavolo”.

  1. Bravissima..sono pienamente in accordo col tuo punto di vista, l’adolescenza soprattutto oggi, espone i ragazzi a crisi d’identità facilmente “infiammabili” dai vari social e quanto altro. Finalmente il ministero se ne occupa e i genitori poco informati denunciano la cosa senza conoscere le reali intenzioni del movimento. La teoria gender non esiste, è solo un modo per educare alla sessualità e ad evitare discriminazioni. Come dici tu: Perché nel 2015 era pure ora. Ciao.

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