Cosa significa avere le mestruazioni in Africa: Tu ci riusciresti?

Ho imparato a non tollerare chi ancora nello sviluppatissimo occidente, all’interno del più evoluto vecchio continente, storce il naso quando è costretto ad udire la parola “mestruazioni”. Eppure è proprio così che si chiamano le perdite di sangue (e non solo) che provengono dall’utero e che troppo spesso sono associate a qualcosa di così nauseabondo da non meritare neppure un nome. Le definiamo noi per prime “Quei giorni” quando non preferiamo un più sobrio “Sono indisposta” come se il ciclo fosse una fase avversa al nostro corpo e non la cosa più naturale del mondo. Faccio questa premessa perché sia chiaro che non affronterò l’argomento meglio specificato nel titolo forgiandomi di una supposta superiorità etnicaculturalterritoriale giacché sul tema dimostriamo tutti ancora una certa ignoranza.

“Cosa significa avere le mestruazioni in Africa?” dicevamo. Ebbene avevo affidato a Google la risposta a questa domanda approssimativa, stupida forse, sicuramente non convenzionale ma che aveva generato in me una sorta di morbosa curiosità dopo aver analizzato poche ore prima alcune fantasiose ipotesi sull’argomento con un’amica. Ciò che la mia ricerca ha prodotto ha spalancato le porte di un mondo che non conoscevo affatto o che peggio facevo finta di non conoscere.

In molte zone povere dell’Africa parlare del ciclo mestruale non è solo un pericolosissimo Tabù, ma anche il motivo per il quale moltissime ragazze in età scolare abbandonano gli studi fin da giovanissime. Nelle baraccopoli Africane, l’assorbente è un lusso. Si, proprio quello che ci propinano in tutte le salse: alato, profumato, doppio, per la notte, per il giorno per il lavoro, piccolo, medio, grande, grandissimo, interno, esterno; in Africa è accessibile solo al 39% delle ragazze. La stragrande maggioranza delle giovanissime Donne preferisce perciò un sicuro nascondiglio casalingo ai banchi di scuola.

Questo genera un dannoso effetto a catena, le ragazze che vivono nelle baraccopoli diventano automaticamente cittadine di serie b con scarsissime possibilità di cambiare il loro status da adulte, sfavorendo così un aumento della percentuale di donne lavoratrici in Africa.

Ad aiutarmi a capirci qualcosa di più ci ha pensato la storia di Sophia Grinvalds una signorina americana che dopo il college ha deciso di prendersi un anno Sabatico in Uganda, tranquilli che non è l’ennesimo ricco e annoiato emule di Christopher McCandless e il senso di questo viaggio è distante anni luce da un in to the wild qualsiasi. La ragazza ha scelto l’Africa per fare volontariato.

Da questa esperienza nasce Afripads di cui Sophia, oggi brillante trentenne, è ideatrice e amministratore delegato. Afripads è la prima azienda africana che produce assorbenti riutilizzabili da destinare alle zone dell’Africa più svantaggiate. Una genialata, perché questo genere di illuminazioni necessitano di attenta riflessione su un tema e su quello del ciclo mestruale facciamo fatica a dedicare troppo tempo perfino noi Donne.Sbagliando.

afripads
Gli assorbenti riutilizzabili prodotti da Afripads

Perché sarebbe stato fin troppo facile percepire che no, in luoghi di estrema povertà come le baraccopoli Africane, non possono esistere assorbenti, che le mestruazioni possono ancora oggi rappresentare un problema estremo per molte donne nel mondo. Ho sempre stupidamente creduto che non esistesse donna sul pianeta che non fosse in grado di accogliere il ciclo mestruale. Quanta approssimazione la mia, come se avessi mai provato io, a non utilizzare gli assorbenti. Come se si potesse davvero chiamare vita, quella che trascorre durante quei cinque giorni senza potersi affidare ad un seppur arrangiato metodo di assorbenza valido.

Come se davvero possa esistere una donna in qualsivoglia continente che per chissà quale assurda tradizione o abitudine preferisca affidarsi a materiali di fortuna come carta igienica o fibre di banana piuttosto che al più semplice assorbente.

Ecco allora, che abbattere il Tabù del ciclo mestruale, smettere di pensare che discuterne manchi di rispetto alla privacy delle Donne, è di fondamentale importanza nel processo di emancipazione femminile nel mondo. E se questa vi sembra un problema secondario, qualcosa di molto meno grave della mancanza di cibo e acqua allora accettate la mia sfida: Un ciclo mestruale intero senza toccare un assorbente, quante di noi ci riuscirebbero?Quante di noi riuscirebbero a vivere?

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5 thoughts on “Cosa significa avere le mestruazioni in Africa: Tu ci riusciresti?

  1. Non ci riuscirei affatto! Diciamo che, abituata al consumismo occidentale, abuso dei “materiali a disposizione” (tanto per fare la pudica) e non ti dico quanti bidet mi concedo! (Ecco, stavolta sono schietta!). Quindi no, seppur sembri un problema “piccolo,” a dispetto di altre problematiche definite rilevanti, a carico di paesi arretrati (anche e soprattutto per colpa di noi “ricconi”) come l’Africa, come dici tu, dietro un dettaglio che appare così insignificante, si nascondono gravi aspetti che decretano ancora oggi, in un’epoca come la nostra, l’assenza di “parità dei sessi”; dettaglio che va affrontato eccome, nonostante in paesi tali vi siano esigenze maggiori; sono convinta che il progresso debba avvenire su tutti i fronti, in un paese in “via” di sviluppo. Pertanto non si mettano in secondo piano “dettagli” simili perché decretano, in tutto e per tutto, un aspetto FONDAMENTALE dell’evoluzione non solo politica, ma anche sociale, economica, morale di una società da valutare assolutamente sul piano internazionale.

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  2. Peraltro basta chiedere a tutte le mamme, nonne e bisnonne che sono vissute con le loro (fastidiosissime) mestruazioni quando ancora non esisteva un qualcosa che assomigliasse ad un assorbente di qualsiasi tipo!

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  3. Interessante ma mi sorgono alcune domande. Prima dell’avvento degli assorbenti usa e getta le nostre mamme, nonnr bisnonne ecc ecc avevano dei pannetti da ripiegare e usare come assobente e da tenere fermi alla biancheria con uno spillone apposito. Lo so per cetto perche ne ho di mia madre che facevano parte del suo corredo , e alcuno delle mie nonne. Credo che questa soluzione sia adottata dalla notte dei tempi ed é anche abbordabile a livello economico:basta un telaio e del filato e in africa le donne tessono ancora oggi, o per chi vive nelle baraccopoli ci sono capi di vestiario smessi da poter riadattare. Forse l’isolamento deriva piu dala societa che dall’impossibilità totale di avere qualcosa per assorbire.

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    1. Le nostre nonne avevano acqua pulita, metodi di sterilizzazione più evoluti, avevano cibo.In alcune zone dell’Africa non c’è neppure acqua pulita, l’igiene è un lusso.Certo la società incide eccome ma anche la totale assenza di soluzioni per i più elementari bisogni igienici.Grazie per il contributo Letizia

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