Discriminazione di genere sul lavoro: Il sessismo ci costa circa 280 miliardi di euro annui

Avete presente la frase “questo è un lavoro da uomini” alla quale noi per un lungo periodo della nostra storia abbiamo abboccato? Ecco, dietro a frasi di questo tipo si cela quella piaga culturale che identifichiamo come discriminazione di genere sul lavoro.

Non esiste un’occupazione adatta ad un genere sessuale, esiste quello che meglio si addice alle inclinazioni e alle predisposizioni fisiche e intellettive di ogni potenziale lavoratore o lavoratrice. Ma pare che in Italia come nel resto del mondo, il discorso sia un po’ più complesso giacché l’accesso delle Donne a determinate professioni è ostacolato da desueti cliché così largamente condivisi da aver superato anche le normative vigenti in materia. Conv(i)enzioni di cui dovremmo presto liberarci se lo sviluppo di un’Italia ancora piegata dalla crisi, ci sta a cuore sul serio.

Per dare la misura di quanto da noi, l’argomento viaggi ancora su una strada tortuosa basta ricordare che il nostro paese è stato l’ultimo della Nato a consentire nel “recente” 1999 l’ingresso delle donne all’interno di tutte le forze armate, le quali però ancora oggi non possono avere accesso a reparti particolari come i battaglioni mobili. Possiamo anche evitare di scomodare il mondo militare e analizzare il numero di operai donna, per scoprire che queste attualmente ricoprono solo una piccolissima fetta nelle grosse aziende produttrici. In Fiat ad esempio solo il 18% del personale impiegato alle macchine è donna.

Il discorso cambia notevolmente se spostiamo l’attenzione verso quelle professioni impropriamente definite “da donne”  (del mondo dell’estetica, delle arti ecc…) che altresì hanno registrato un veloce cambio di rotta con l’accesso e la realizzazione di molti professionisti uomini del settore.

Se solo avessimo il coraggio di frenare l‘inarginabile tzunami culturale che incentiva dal basso, la netta distinzione tra lavori da uomo e quelli da donne, il nostro prodotto interno lordo crescerebbe notevolmente e questo agevolerebbe l’uscita dalla stagnazione economica attuale.

Christine Lagarde, una delle donne più potenti del mondo e alla guida del Fondo monetario internazionale, a febbraio scorso usò dei termini perentori quando disse che “C’è una cospirazione in atto contro le donne”. Affermazione supportata proprio da uno ricerca del FMI sui danni del sessiamo, “In più di 40 nazioni, tra cui molte ricche e avanzate, si perde più del 15% della ricchezza potenziale, per effetto delle discriminazioni contro le donne” si legge nello studio. Nel dettaglio, America si perde il 5% di Pil , in Giappone il  9%, punte altissime in Egitto con un fermo 34%. L’Italia in questa classifica ricopre la fascia alta, quella dei paesi più arretrati in materia, che pur di preferire pratiche sessiste rinuncia al 15% del Pil potenziale che non viene per questo realizzato. Piccola, triste e misera curiosità: la ricerca della FMI mette in evidenza che molta della ricchezza che l’America non produce deriva proprio dalla discriminazione contro le Donne italiane.

Ma non sono solo i lavori per così dire manuali quelli meno accessibili alle donne, nel campo delle scienze ad esempio non ci sono tante donne quante potrebbero essercene se le regole di accesso a queste professioni fossero livellate,cioè uguali per tutti. Novemila miliardi di dollari all’anno, è il PIL che il mondo non ha prodotto a causa della difficoltà di buona parte delle donne ad assecondare le proprie inclinazioni professionali.In Italia la perdita è di circa 280 miliardi di euro.

Ricordiamo che Il principio di parità in Italia prevede il divieto di discriminazione tra i due sessi nell’accesso all’occupazione, per cui non esiste lavoro che una donna non sia legittimata a fare. Nonostante ciò il sessismo continua ad avere la strada spianata e talvolta arriva a superare indisturbato la normativa vigente a causa di stereotipi ancora più forti della giustizia.

Assestare colpi mortali alla discriminazione di genere tramite politiche di sostegno al lavoro e opere sensibilizzazione a tutto campo, è la strada che donne e uomini insieme devono costruire per debellare il dramma della crisi. Ameno ché non ci sia ancora qualche illuso che pensa che il sessismo nel nostro paese sia solo un problema di donne e cosa ancora peggiore, da donne.

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