Tra parentesi (In Littorina con il novellino delle Ferrovie del Sud Est )

Ogni mattina un uomo si alza e sa che deve prendere la littorina. Il lavoratore costretto ogni santo giorno a viaggiare con le Ferrovie del Sud Est, lo riconosci subito, non importa cosa indossi o come lo indossa, lui è sempre scoglionato, ogni mattina; sensazione che tende a peggiorare la sera, al ritorno, quando diventa evidentemente scoglionatissimo.

Anche io abito questi obsoleti velocipedi di latta almeno due volte a settimana e so bene che esiste una sorta di tacito accordo tra i tuoi compagni di viaggio “io non ti parlo tu non mi parli e nessuno si farà male”.

Sai che se ti va bene, starai seduta almeno 50 minuti in un’ambiente angusto e l’ultima cosa che vuoi è fare conversazione.Il nostro saluto è un gelido sguardo che viene ricambiato a stento, se siamo pochi stiamo ben attenti a stare ognuno ben lontano dall’altro,ciascuno nel suo piccolo microspazio fatto di cuffiette, occhiali da sole e libri lasciati a metà dove l’unica interlocuzione permessa è quella con il controllore che speri sempre non passi mai anche se hai il biglietto; una cosa inspiegabile.

Così, capita che quando sulla disagevole vettura salga il novellino, il portatore sano di curiosità eccitato come un fanciullo il primo giorno di scuola, lo si riconosca subito.

Questo è quanto è accaduto due giorni fa:

Ore 17:17

Ci ritroviamo tutti in stazione stanchi e scoglionati, ci scambiamo il classico sguardo e saliamo muti sulla vettura.Io riesco ad accaparrarmi il posto da quattro, dove le sedute sono una di fronte all’altra, quello che ti permette di stendere i piedi. E’ sicuramente il più agognato, se riesci a conquistarti quel posto sai che in una scala da scomodo a nauseabondo viaggerai diciamo, al livello schifo che è sempre meglio di nauseabondo, per dire.

Piazzo le cuffiette nelle orecchie finisco di lanciare sguardi a tutti quelli che mi passano accanto e rivolgo l’ultimo e più ostile al finestrino.

<< Scusi la disturbo se mi siedo qui ?>>

Eccolo il novellino che mi chiede il permesso per invadere il mio microspazio, tolgo le cuffie dalle orecchie e faccio cenno di si con la testa. Rimetto le cuffie. Il novellino alza il dito vuole parlarmi, “che siamo alle elementari?!”, mi giro per la seconda volta, i miei compagni di viaggio si voltano verso la mia seduta “Oddio è pazzo” sembrano vogliano dire, la regola è la regola “tu non mi parli io non ti parlo e nessuno si farà male”.Ma i novellini questo non lo sanno, i novellini vogliono fare sempre domande:

<<Mi scusi sono un giornalista, tu prendi sempre questo treno? Fa ritardo? Eh senti sei mai stata molestata?>>

Si, mi piacerebbe dirgli.Da un novellino eppure giornalista.Il peggio del peggio, penso. Che ho fatto di male per meritarmi quello che viene pagato per viaggiare sulla littorina e pure di fianco. Avrei potuto sopportare la classica domanda idiota “questo va a lecce?” ma mio dio questo no. Questo è troppo. Mi limito e rispondere <<Si, Si, No>>.

<<E senti ti va di raccontarmi qualcosa>>

<<C’ho mal di testa>> rispondo scoglionata. L’aria comincia a farsi pesante, l’ultima volta che un novellino si è rivelato così chiacchierone lo abbiamo fatto scendere a Nardò dicendogli che doveva cambiare treno con tanto di silenzioso fottiti. Quella volta anche il tipo strano con la 24 ore rossa aveva sorriso, e in genere lui può insegnare al mondo intero cos’è la scogliona.

Insomma, non mi andava di raccontare proprio nulla,

<<Guardi…>>

<<Dammi del tu>>

<<Guardi…dicevo, qua siamo tutti tranquilli nessuno ha mai molestato nessuno e in genere ci sediamo e aspettiamo la nostra stazione di arrivo, non succedono grandi cose qua dentro>>

Fuori da quel contesto sarei stata una macchinetta impazzita “i treni fanno schifo, c’è vomito, diarrea, c’è puzza, i prezzi sono alti, dovrebbero offrire l’antitetanica a tutti, mi devono pagare la lavanderia, mi devono pagare uno psicanalista…” e cose senza senso di questo genere, ma su quella vettura la voglia di parlare e più in generale di vivere si annienta.

Il giornalista mi sorride, io rimetto le cuffie scoglionata, spero abbia capito l’antifona, il resto dei passeggeri si rilassa. Anche oggi, autocombustione permettendo, torneremo a casa illesi.

Ma spesso le cose non sono come sembrano. Il novellino caccia dallo zainetto da finto povero, una reflex modello figo con obiettivo grande quanto la mia voglia di spaccarglielo. La cosa non ci piace.Si mette a fotografare tutto, ma resta seduto, la sua iperattività comincia a darci fastidio, dimostra di non aver nessun rispetto per la scogliona altrui.Mi auguro gli venga voglia di andare in bagno, l’ultima volta che un novellino aveva utilizzato il bagno della littorina, dopo non era più lo stesso, aveva perfino cambiato colore di capelli, ne era uscito biondo platino.

A dimostrazione del fatto che quando le cose sulla littorina si mettono male, possono solo peggiorare, passa pure il controllore. E’ allora che il Novellino dà prova di essere il re dei novellini:

<<Scusi sbaglio o portiamo un po’ di ritardo?>> dice.

L’aria si ferma, il gelo prende possesso del velocipede, solo il candore virgineo sul volto del novellino pare non prendere coscienza di ciò che era appena accaduto. Dall’altro vagone si affacciano timidamente i visi di altri passeggeri “E’ successo davvero” “ l’ho sentito con le mie orecchie” “Gli ha chiesto se porta ritardo”. Nessuno avrebbe voluto trovarsi al posto del novellino.

<<Si>> risponde il controllore <<qualche volta succede>>

Al suono di quel “Qualche volta” ho temuto il fenomeno dell’autocombustione indotta, non sentivo quell’atmosfera da quando il tipo con la 24 ore rossa aveva scordato l’abbonamento a casa e il controllore voleva fargli la multa <<Viaggiamo nelle merda mi vede tutti i giorni e vuole farmi a multa? Ma mi prende per il culo?>> chi può mai dimenticare.

E’ stato allora, che la signora del sindacato (noi la chiamiamo Camusso perché quando era lei una novellina ci aveva ammorbato con la storia delle sue lotte e di quanto fosse brava e bella la Camusso, fortuna che la scogliona la sorprese con una velocità sorprendente) ebbe l’idea di alzarsi dal suo posto per avvicinarsi  al giornalista:

<< Ragazzo siamo a Nardò, se deve andare a Lecce deve scendere e cambiare treno>>

Il giornalista novellino scende, noi riprendiamo il viaggio. Per Lecce.

La littorina non è un posto per tutti.

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