Liberi professionisti e trentenni ecco i fantasmi che nessuno vuole vedere

Ci vuole stomaco prima ancora che capacità, per essere un giovane libero professionista in Italia.

Stomaco per sopportare le immagini di quei dipendenti statali di Sanremo, ma anche di coloro che siamo abituati ad osservare quotidianamente a casa nostra, quando la fila all’inps, alle poste ecc…

Ci vuole stomaco quando l’ennesima campagna della CGIL punta il dito contro il governo per via di un “umiliante” aumento in busta paga di 5 euro in favore dei lavoratori del pubblico impiego. Come se questa insopportabile umiliazione non venga attutita da una solida retribuzione mensile.

Ci vuole stomaco per trattenere la voglia di ergersi su un qualsiasi pulpito metropolitano e avere il coraggio di urlare “io te la potrei insegnare l’umiliazione”

Ci vuole stomaco e una buona dose di bile allenata per sopportare tutti quei professori che si definiscono “deportati” perché obbligati ad accettare una cattedra lontani dalla propria famiglia.

Attenzione, non che ogni cittadino non sia libero di pretendere il meglio per la sua occupazione e per la sua vita, ma da un punto di vista squisitamente e autenticamente precario, sono ragioni difficilmente assimilabili. Se non si ha stomaco è inteso.

E il punto di vista squisitamente e autenticamente precario è quello dei nuovi liberi professionisti.

Liberi ben poco, giacchè molti di questi svolgono regolarmente un lavoro subordinato sotto mentite spoglie di professionisti con partita iva.Liberi forse, di aver scelto la libera professione perché in questo mondo del lavoro star fermi ad attendere l’occasione giusta in assenza di un buon “patrimonio” genetico è pura illusione. Professionisti del forse, dell’aspetta il prossimo mese e poi ancora un altro e un altro ancora. Professionisti nel nascondere l’influenza,  la stanchezza, una gravidanza.I nostri sogni.

Liberi professionisti dicono, e che libertà c’è nel farsi andare bene una condizione disumana in cui la parola “lordo” è quella crudele costante che appare ogni qualvolta si chiude un incasso, alla fine del mese.Lordo è quel guastafeste che ti ricorda che metà di ciò che ora hai non è tuo. E spesso è la metà di 400, di 500 di 1000 quando va bene un mese.E può essere la metà di gratis quando va male.Perchè anche gratis per noi è un lavoro.

Siamo gli inaffidabili per il più generoso istituto bancario ”Non concediamo un prestito a chi ha la partita iva” manco portassimo in dote un virus letale. E un mutuo? Lasciamo perdere. Quelle stesse banche che ci suggerisocno sommessamente di investire i nostri quattro soldi in una pensione integrativa perché tanto lo sai che una pensione tutta tua tra 30 anni te la puoi solo sognare. E devi scegliere se la tua vita è oggi o quando andrai in pensione. Siamo si liberi, quando scegliamo che una famiglia può aspettare finché non arriverà quel momento in cui saremo noi ad aspettarne una che non arriverà mai.

Siamo quelli che le preoccupazioni le abbiamo stampate in faccia e le scadenze, le bollette, l’affitto. Sono i solchi sotto agli occhi che dovrebbero comparire a 50 anni e che invece invecchiano anche le nostre speranze.

Siamo quelli che i governi dimenticano perchè prima gli statali…, che i sindacai dimenticano perché prima i contratti a tempo indeterminato…

Siamo il fardello che qualcuno tra 20 anni dovrà sostenere perché altrimenti saremo milioni di fantasmi soli.

Condizione che oggi possiamo ancora affrontare dignitosamente ma che un domani non avremmo neppure la forza di accettare.

Perché non si diventa grandi con i se ma con i nonostante e noi questo lo abbiamo imparato.

Resta solo da capire quanti ce ne piazzeranno ancora sulla nostra strada o quali di questi nonostante qualcuno avrà il buon gusto di azzerare, un giorno o l’altro.

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