Caro Marino, dove sono finiti quei nomi e cognomi?

Vi tiro giù tutti”

Così tuonava minaccioso l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino. Era il sette Ottobre scorso: “Cacciarmi? Se lo fate farò tutti i nomi: chi del Pd mi ha proposto Mirko Coratti e Luca Odevaine come vicesindaco e come comandante dei vigili. Vi tiro giù tutti”.

Coratti e Odevaine per chi non lo sapesse sono due dei 44 arrestati per lo scandalo di Mafia Capitale. Marino a cui va sicuramente il merito di aver messo in discussione alcuni dogma imposti dai cosiddetti poteri forti, dal vaticano alle prepotenti leadership locali e nazionali, ha ricordato di «avere tutto scritto nei miei quaderni» e di «avere anche degli sms di dirigenti nazionali del Pd».

E’ trascorso quasi un mese da allora e le dimissioni per Marino alla fine si sono compiute per mano di una dirigenza PD un po’ troppo decisionista e soprattutto per quei 26 nomi e cognomi questi si, fruibili a tutti. Dei nomi dei pezzi da 90 che avrebbero avuto ruoli rilevanti nel malaffare della capitale, è il mistero ad avere ancora la meglio.

Con queste cose però non si scherza, quando si urla di avere in mano informazioni che scottano e che sarebbero riferibili a circostanze dalla dubbia trasparenza, l’ultima cosa che un uomo che ha dimostrato di avere a cuore la legalità dovrebbe fare è di utilizzarle per fini meramente ricattatori “Se mi fanno cadere già, vi tiro giù tutti” diceva il sindaco. Anche in questo caso tuttavia, ci auguriamo che prima o dopo questi famosi nomi vengano fuori altrimenti quell’uomo che aveva a cuore valori così elevati come la legalità, la trasparenza e l’onestà potrebbe finire per apparire come un millantatore qualsiasi e prestare così il fianco a quei detrattori che per buttarlo giù dal campidoglio non hanno lesinato epiteti quali “Bugiardo patentato”.

Che il nostro sia un popolo dalla memoria corta tuttavia è cosa ormai nota, perciò siamo tutti convinti che questa storia dei nomi e cognomi verrà dimenticata, perché più passa il tempo e più cresce la sensazione che fondamentalmente di conoscere questi nomi e questi cognomi non interessi proprio a nessuno così abituati a torto o a ragione, a gettare nel calderone bollente l’intera categoria dei politici.

Avremmo perso qualcosa però, si sarà persa l’ennesima occasione per poter mettere all’angolo i cattivi, ennesima perché c’è qualcosa in questo nostro paese che ci costa più della mafia, della delinquenza e parlo dell’omertà. Quella condizione che ci tiene ancorati come disperati alla paura e che nega al mondo la bellezza e la grandiosità della verità.

Spero intimamente che Marino abbia solo detto una gran fesseria quel sette ottobre scorso, mosso da quel pasticcio emotivo che era un potpourri di ansia, nervosismo e acredine tale da far inciampare la personalità politica più cazzuta. Perché se così non fosse quel pulpito capitolino da cui Ignazio Marino ha lanciato le sue stoccate, posto ad un’altezza così allarmante e in una posizione così privilegiata da catalizzare le attenzioni dell’intero emisfero terracqueo, avrebbe perso l’occasione di dare al mondo quella prova di civiltà e remissivo servizio che nelle istituzioni scorgiamo sempre meno.

E’ viene quasi naturale pensare ad un più famoso Peppino, trentenne passionale che di nomi e cognomi anche ben più autorevoli ne conosceva a iosa e che da un pulpito molto più piccolo nell’ entroterra siciliana li denunciava a muso duro, con la schiena dritta e la testa alta.

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà scriveva.

E lui la bellezza della verità la conosceva bene, che peccato non aver imparato proprio nulla dal giovane Impastato.

Non è più solo Roma, è civiltà.

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