Lo strano caso dell’uomo che non ha condiviso il post per difendere la sua privacy su Facebook

L’uomo che non ha condiviso il post per difendere la sua privacy su Facebook soffre di una strana condizione umana: un misto patologico  tra la sindrome di Tourette che gli fa dire cose inappropriate senza badare all’opportunità del momento e una sorta di disturbo Borderline all’inverso, generato perlopiù dalla scarsa tolleranza verso il prossimo.

L’uomo che non ha condiviso il post per difendere la sua privacy su Facebook si è ammalato da quando molti suoi amici invece hanno cominciato a condividere il post per difendere la loro privacy su Facebook.

Inizialmente l’aveva presa bene, per lui era diventato un impegno culturale quello di spiegare ai suoi amici che un post per difendere la loro privacy su Facebook era utile quanto credere che versare acqua santa su un serial killer l’avrebbe fatto redimere. Per lui esistevano bufale online di serie A, quindi meritevoli di censura severa e bufale di serie B per le quali poteva lasciar andare.

Ma quella del post per difendere la privacy su Facebook, era decisamente una bufala di serie A. L’uomo non poteva sopportare di leggere nello stesso post parole come avvocati, guardia di finanza, statuto di Roma e tacito assenso distribuite un po’ più che “alla cazzum”, rivolte ad un non meglio specificato signor Facebook manco fosse un entità incorporea, e fare finta di niente. Non gli era mai capitata un’intolleranza così notevole verso altre catene prima di quel momento ma mai prima d’allora aveva letto sì tanta mole di immondizia sotto mentite spoglie di presuntuosa accademica saccenza “se non pubblichi permetterai l’uso delle tue informazioni per tacito assenso…” – ma io ti mando a quel paese per dichiarato dissenso, capra- non faceva altro che pensare.E dopo la ventesima, circa, devastante visione del post per difendere la privacy su Facebook ogni qualvolta gli succedeva di leggere quelle parole sulla bacheca di qualcuno, si avventava come uno tsunami sullo sprovveduto di turno senza risparmiare nessuno da giudizi al vetriolo spesso davvero eccessivi. Arrivava finanche a dire che neppure il più sfigato tra gli hacker avrebbe mai attinto dalle loro informazioni e usarle per scopi illeciti, che le foto dei figli erano adorabili solo per loro, che la pancia al mare stesa sul lettino non sarebbe potuta diventare porno neppure per il feticista più audace, che le foto delle lasagne e dei pranzi luculliani domenicali o delle colazioni da campioni  era divertenti quanto una giornata di grandine alla prima uscita con l’auto nuova. Che il loro lavoro, dove passavano i fine settimana, le loro uscite al supermercato, il selfie con la collega tettona, l’aperitivo al mare, purtroppo per loro, non li avrebbe rubati proprio nessuno, che avrebbe capito la loro preoccupazione se avessero pubblicato il rimedio contro il cancro o qualche altra scoperta scientifica in grado di cambiare il mondo ma che invece dovevano stare tranquilli ché tanto il bosone di Higgs ( la particella più piccola del mondo) l’avevano già scoperto nonostante qualche loro ragionamento pareva volesse ambire a mettere  in seria discussione la cosa. Che fondamentalmente avrebbero dovuto emanciparsi e subito, dall’ignoranza di massa, questa si, unica macchinazione davvero letale per l’umanità, e cercare di avere il coraggio di elevare il proprio pensiero critico perché tutto sarebbe diventato relativo e avrebbe preso la sua giusta dimensione se analizzato attraverso una prospettiva tutta loro, che era necessario abbattere i granitici muri perimetrali di un gruppo e trovare la forza dell’essere un singolo per mettere alla prova le nostre capacità di analisi, e che  solo facendolo davvero avrebbero capito che l’unico modo per difendere la propria vita su Facebook semmai era semplicemente quella di non manifestarla affatto.

L’uomo che non ha condiviso il post per difendere la sua privacy su Facebook non era forse manco un uomo. E se quest’uomo fosse in realtà una donna che è arrivata a mettere in serio dubbio perfino il suo genere a furia di leggere di gente capace di mettere in discussione che il sole sia davvero una stella, chi mai avrebbe il coraggio di biasimarla?

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