“Vi supplico, bombardateci!” la preghiera delle schiave Yazidi e gli stupri di guerra di oggi e di ieri

Due giorni fa la trasmissione piazza pulita ha trasmesso il crudo reportage del giornalista Corrado Formigli sulla riconquista da parte dei Curdi di Sinjar. Tra le altre cose è stata testimoniata la mattanza dei Yazidi, una minoranza religiosa le cui donne, adolescenti e bambine sono state ridotte in schiavitù sessuale dallo stato islamico nel nord dell’Iraq.

Esiste un posto nel mondo oggi, in cui donne e bambine vengono stuprate e torturate quotidianamente fino a trenta volte al giorno e più dalla ferocia Jihadista. E vale la pena ricordarlo oggi che la bestialità disumana ha preso i contorni di una certezza così ingombrante e terrificante che non conosce confini invalicabili e ci costringe in un angolo, impietriti. Vale la pena ricordalo oggi, in questi tempi bui che ci ricordano che sono ancora le donne le principali vittime di violenza in tempo di pace così come in tempo di guerra.

Sono in migliaia le donne Yazidi tenute prigioniere violentate e torturate, vendute come spose ancora bambine a uomini adulti. Un incubo dalle dimensioni inimmaginabili dal quale la maggior parte di loro sanno già di non poter uscire vive e che le conduce a guardare alla morte come alla più splendente delle  speranze.

Amnesty International aveva già presentato esattamente un anno fa un rapporto al riguardo  “Fuga dall’Inferno”  che raccoglie le testimonianze di 40 donne che sono riuscite a fuggire da quella barbarie a firma Isis. E ci parlano di suicidi, tanti e di terrore come unica e reale costante.

Sono stata stuprata 30 volte e siamo nemmeno a metà giornata. Non riesco neppure ad andare in bagno. Vi supplico bombardateci!” si legge invece nel drammatico articolo pieno anche questo di dichiarazioni delle prigioniere dello stato islamico, scritto da Nina Shea direttrice del dipartimento per le libertà religiose dell’istituto di Houdson (USA).

Parole che sembrano uscire da epoche così remote da renderci difficile financo una collocazione temporale e che invece sono qui, accanto a noi e ci urlano di essere ascoltate.

Ma non facciamo l’errore di pensare che questo abominio sia ascrivibile entro confini che non riguardano l’occidente, commetteremo un reato nei confronti della nostra storia che ci racconta di  vittime e di carnefici che hanno convissuto sotto lo stesso e rassicurante cielo occidentale.

Storie che ci insegnano che non esiste guerra che tra i più atroci “effetti collaterali” non contempli lo stupro su donne costrette in schiavitù. E non importa che si sia consumata in Africa o in Europa, in oriente o in occidente. Parliamo del conflitto in Afghanistan, in Congo in Vietnam ma anche della prima e della seconda guerra mondiale. In Giappone per dirne una, le donne venivano definite comfort woman, termine che lascia ben poco all’immaginazione come pure all’onorabilità dell’essere umano.

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comfort women

Al termine dei conflitti mondiali sono state centinaia le denunce da parte di donne e bambini europei costretti a concedersi sessualmente. Nonostante oggi sia descritto dalle convenzioni di Ginevra come crimine contro l’umanità la strada per il riconoscimento dello stupro di guerra come ad un delitto è stata disseminata da più di qualche incaglio (im)morale.

Le donne e più in generale le fasce deboli della popolazione erano declassate come il bottino di guerra, avevano quindi il dovere di prestarsi a questa macabra consuetudine. Dovevano rappresentare la ricompensa per coloro che avevano fatto valere i propri sacrifici sul campo quello stesso campo di guerra in cui anche le donne erano chiamate a fare la loro parte per ripagare i soldati del loro coraggio. La voglia di dare una misura ad una sedicente quanto misera mascolinità infine faceva il resto. Mi chiedo se esiste al mondo una “tradizione” più perversa di questa.

E la guerra badate bene altro non è se non la sintesi delle peggiori atrocità di cui l’uomo è sempre stato artefice. La guerra questo fa, suddivide l’umanità in vinti e vincitori che convivono in quell’arena entro la quale il dominio del più forte ha perfino il potere di sottomettere la dignità. La guerra che pur avendo il potere di cambiare tutto – dall’assetto politico dei paesi, dei governi, dei confini- ci ha dimostrato tuttavia di non poter cambiare l’aspetto più importante di tutti, gli uomini. Gli uomini alla fine di una guerra sono sempre gli stessi.

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10 thoughts on ““Vi supplico, bombardateci!” la preghiera delle schiave Yazidi e gli stupri di guerra di oggi e di ieri

    1. che dolore forte e non poter fa nulla ……………..quello fa male tanto!!! esser spettatrice di strupi ,violenze su giovani corpi ……………vorrei correre li’ e salvarle ora adesso……….Ma resto spettatrice ………………………Vorrei ………..ma Se l’energia puo’ arrivare dal mio al loco cuore “sentono “quanto cavolo sto’ male………………..

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  1. ma è possibile che esiste tanta crudeltà mi fà male il cuore non poter fare nulla per la sofferenza di questa gente .ma dio dov è. ma esiste davvero? non ci credo piu

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