Presepe si presepe no, il paradosso dell’integralismo laico

Ho sempre trovato nei dettagli piuttosto insignificanti il pretesto per i miei infiniti viaggi mentali, ho passato cinque anni di scuola elementare a farmene di diversi a causa di alcuni personaggi del presepe che faceva bella mostra di sé nell’atrio della mia scuola, mi appassionava notare quanto poco fossero coerenti con la prospettiva; erano o troppo grandi o troppo piccoli, Baldassarre uno dei magi, viaggiava su un cammello senza una zampa e la coda, ma nessuno pareva volesse rimediare alla cosa, men che meno io.

<<Il presepe è solo  un simbolo>> sosteneva mia Madre e per me invece doveva essere anche bello. Negli anni ’90  tuttavia a nessuno sarebbe venuto in mente di proporre l’eliminazione del presepe e io invece quel presepe così brutto l’avrei eliminato eccome. Chissà se all’epoca qualcuno l’avrebbe cavalcata una battaglia contro i simboli religiosi pur di  non vedere più tale attacco al buon gusto pavoneggiarsi come una Pietà di Michelangelo qualsiasi. Di certo oggi lo difenderei quel presepe bruttissimo da certi integralisti laici che vogliono insegnare a noi cosa sia la laicità vera.

Lo difenderei dalle recenti proposte laiciste dell’Associazione nazionale dei sindaci Francesi (l’equivalente della nostra Anci) che ha formalizzato un vademecum per chiedere l’eliminazione dalla scena pubblica di ogni simbolo religioso, presepi compresi. Lo difenderei anche dai detrattori di casa nostra che in questi giorni hanno aperto una discussione piuttosto animata sul tema.

Uno dei luoghi comuni ampiamente diffuso in questa triste discussione non discussione verte tutto intorno al concetto per cui uno stato laico per dirsi tale dovrebbe eliminare dalla scena pubblica ogni traccia di religione. L’Italia tuttavia è uno stato Laico non uno stato Ateo. La laicità di norma dovrebbe essere l’organizzazione giuridica e politica della società che permette a ciascuno di vivere la propria fede in libertà.

Uno stato laico che intenda dirsi tale non si sognerebbe mai di vietare simboli religiosi per timore che questi possano offendere gli altrui credi, diversamente saremmo davanti ad uno dei più grandi paradossi culturali dei nostri tempi.

Laicità non è totalitarismo “O si fa come dico io o non si fa niente”, ma garantire a chiunque lo spazio per pregare e ci si aspetta che chiunque faccia parte di uno stato laico non si senta in alcun modo offeso dagli altrui simboli religiosi. Perché perdiamo il fiato a definire cosa sia laico, dimenticando di chiederci se laici possiamo dirci tutti quanti.

Chiunque sostenga che un simbolo religioso offenda gli altrui credi non è laico. Un cittadino laico è credente oppure no, ma se sente la sua persona minacciata dalla religione osservata da altri non fa che altro che confermare la regola di quel bue che dice cornuto all’asino, poiché segue le orme di quell’assolutismo clericale che intende imporre, limitare la libertà religiosa per far prevalere alcuni dogma oltre i quali non deve esserci nulla.

L’integralista cristiano ad esempio essendo contro l’aborto intende proibirlo a tutti, uno stato laico invece garantisce gli strumenti a chiunque lo volesse, di praticarlo sulla sua persona.

L’integralismo laico è contro i simboli religiosi nei luoghi pubblici ed intende proibirli a tutti, uno stato laico invece permette che la religione di ogni cittadino, qualunque essa sia, venga manifestata anche nei luoghi pubblici.

Sarebbe bene allora tornare a comprendere il significato di “bene pubblico” che per definizione garantisce l’assenza di rivalità e la non escludibilità nella sua fruizione. In pratica una volta che il bene pubblico esiste è impossibile impedirne la fruizione ad alcuni soggetti in favore di altri, così come è impossibile il consumo di un bene pubblico da parte di un individuo che impedisca ad altri di consumarlo nello stesso identico modo. Il bene pubblico permette ogni cosa a tutti. Un bene pubblico è libertà, costringere in uno spazio pubblico regole che denigrano simboli religiosi di fatto va contro il concetto di libertà.

E La denigrazione dei simboli religiosi di fatto sconfessa il principio di laicità non lo favorisce.

Avreste il coraggio di dire alla mamma di questo bambino che i vaccini fanno male?

Non sono un medico ma ho voluto fare un piccolo sondaggio tra alcuni mie parenti, amici e conoscenti che invece lo sono.

La mia domanda è stata la medesima: I vaccini fanno male? Sconsiglieresti di farli?

Le risposte, ognuna differente,  giungevano alla stessa medesima conclusione con un enorme, lapidario: NO!

Il mio piccolo sondaggio quindi aveva concluso che il 100% degli “intervistati” tutti esperti in materia, avevano in meno di 24 ore, abbattuto ciò che è diventato da qualche tempo un vero e proprio mito, quello del “vaccino assassino”.

Gira voce però che esistano medici che al contrario sconsigliano la pratica del vaccino, personalmente non ho mai parlato con queste persone, ho imparato a conoscerle esclusivamente attraverso le parole di qualcuno che a suo volta li ha conosciuti perlopiù sul web. Non mi sono mai e dico mai confrontata con una mamma contraria ai vaccini che abbia poi anche parlato con questi dottori; li cliccano , li condividono, li suggeriscono, li trasformano in screenshots ci piazzano sopra una frase a effetto e poi la pubblicano, sono figurine che  trasformano in santoni e quando va peggio in santi.

Il web lo abbiamo imparato è il posto più democratico dell’universo terraqueo, dove chiunque può accedervi e proferire ogni giorno un verbo diverso, perché gli strumenti per farlo sono accessibili a tutti, basta una rete.

Quello stesso posto però, dove un fiore di loto ha il potere di trasformarsi in un’orribile malattia epidermica, dove i profughi mangiano i cani, il posto dove Facebook ha lo straordinario superpotere di rubare la tua vita e venderla al peggior frequentatore dei bar di caracas e noi possiamo difenderci mediante un semplice post.Che luogo incredibile!

Il web è anche quel pozzo di bufale impunite, così piacevoli da leggere perché ci servono su un vassoio d’argento la causa del male del mondo, della nostra vita fallita, delle nostre repressioni.Ci regalano un nemico che noi abbiamo il dovere di combattere a suon di condivisioni su tutti i social, l’odio poi fa tutto il resto.

Perché queste bufale confezionate ad hoc hanno il potere di rendere legittima la libertà di odiare forti di un alibi di ferro: ”l’ho visto su youtube””lo diceva un link” già perché non dimentichiamoci che sul web, sono i link a parlare prima ancora dell’articolo.

Sulla salute però non ci si può affidare al web e basta, perché c’è un mondo la fuori che spesso ci scordiamo di aver conosciuto, al quale ci affidiamo nei momenti di massimo bisogno che è sempre lì anche quando viene sostituito dal benessere.Quel benessere che ci permette il lusso di pensare alle stronzate, perché così si chiama quell’opinione diffusa che i vaccini facciano male: una stronzata.

Li ho sentiti anche io questi millantatori del quartierino, quelli che un fiore può curare il cancro, che il morbillo in Africa è causato nientepopodimenoche dagli aiuti umanitari provenienti dall’occidente. Una scusa in più per non aiutarli più quelli del terzo mondo <<Lo facciamo per loro>>.Si come no.

Ma in Africa come in altri paesi del terzo mondo muoiono ancora 18 mila bambini ogni giorno perché non hanno l’accesso ai vaccini, la metà di questi prima di aver compiuto cinque anni. Questo è quanto dichiara l’ultimo rapporto presentato dall ‘Unicef, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Banca Mondiale e Dipartimento degli Affari sociali ed Economici delle Nazioni Unite. Bambini che muoiono a causa del morbillo, della malaria, del tetano, malattie che noi abbiamo debellato grazie ai vaccini ma che rischiano di ritornare a fare vittime anche da noi se il trend sarà quello di smettere di vaccinare i nostri figli.

L’UNICEF è in prima linea de sempre nel difficile processo di immunizzazione, fornendo vaccini al 56% della popolazione infantile mondiale e lavorando sul campo in oltre 150 paesi.

Ma non solo, pensiamo ad associazioni credibili e radicate come Save The Children,Medici Senza Frontiere, da sempre dalla parte della lotta contro la mortalità infantile impegnandosi a portare i vaccini laddove non esiste neppure il diritto all’acqua.

Ecco perché pare paradossale nell’occidente della ricchezza, che la libertà di scelta sia tale e tanta da portarci a essere liberi anche di farci male e di farlo ai nostri figli.

In molte zone dell’Africa le mamme piangono quotidianamente figli morti per influenze che noi sconfiggiamo con un ridicolo antinfiammatorio. Riflettiamoci e pensiamo anche se il coraggio che sfoggiamo sulle nostre bacheche social resterebbe tale davanti ad una qualsiasi madre africana con il figlio agonizzante in braccio e se riuscirebbe a farci dire convintamente che  <<Si, i vaccini fanno male>>.