Arabia Saudita: Le donne al voto per la prima volta nella storia (se gli uomini lo vorranno però)

In occasione delle elezioni municipali e per la prima volta nella storia, in Arabia Saudita potranno votare e candidarsi anche le donne. Tra parentesi, a nessun cittadino è ancora permesso di votare per il governo nazionale, perché l’Arabia Saudita resta una delle più granitiche realtà dittatoriali sul pianeta terra nonostante l’assurda nomina dell’ambasciatore saudita Faisal bin Hassan Thad, chiamato a presiedere il comitato consultivo del Consiglio Onu dei diritti umani. Nulla di strano se vivessimo nel mondo fantastico di Assurdia (inventato da me è una sorta di appendice degenere del mondo di Fantasia dal più famoso film “la storia infinita”) tuttavia il fatto che sia accaduto nella realtà, fa slittare di diritto Assurdia nel nutrito gruppo dei mondi più credibili del nostro.Chiusa parentesi.

Sul diritto di voto alle donne saudite mi piacerebbe davvero parlare di svolta storica tutta intesa a dare loro quella sudata legittimità che meritano ma non è proprio così anzi paradossalmente la pezza, in questo caso, è di gran lunga peggiore del buco.
Ricordiamo che l’Arabia Saudita è il paese più esteso della penisola arabica e l’assetto governativo da cui è retta farebbe impallidire “l’innocuo” nepotismo occidentale giacché è tutto e per tutto in mano alla famiglia al-Saud dal 1932. Il re era il fratello di, che a sua volta era il figlio di e che verosimilmente sarà il padre di. Famiglia questa, obbligata tuttavia a dividere il potere con il clero autoctono famoso per predicare un Islam piuttosto severo che lascia ben poco alla tolleranza e che nei confronti delle cittadine diventa addirittura tirannico.

L’Arabia Saudita non vuole bene alle sue donne che sono sottomesse all’uomo per legge. Il libero arbitrio di una donna è subordinato a quello del marito, dal padre e del fratello. Illuminante in tal senso, un antico proverbio saudita <<Una ragazza non possiede altro che il suo velo e la sua tomba>> ancora troppo attuale.

Non è un semplice voler pensare male questa cosa del voto alle donne saudita giacché così come è regolamentato altro non è, se non l’ennesima trovata -semmai ce ne fosse ancora bisogno- per denigrarle agli occhi del mondo intero.

E’ vero, sta accadendo qualcosa prima d’ora inimmaginabile, ma permettetemi di definire quantomeno controversi i modi e i termini attraverso i quali ciò avverrà e che fanno apparire il tutto un po’ ambiguo e ancora troppo lontano dal concetto di civiltà.

Innanzitutto per le candidate donna non è stato affatto facile fare campagna elettorale. A queste è stato proibito per legge di fare comizi pubblici alla presenza di uomini tant’è vero che a parlare al posto loro sono stati chiamati sostituti maschili.

Su Saudi Gazette, uno dei pochissimi giornali scritti in lingua inglese si legge:

<<Le donne possono nominare degli uomini per parlare agli elettori al loro posto. Questi rappresentanti guarderanno gli elettori e diranno loro: la nostra candidata vi dice “buongiorno” e promette di fare questo e quello per la città>>

In soldoni le donne saranno si, coinvolte nelle elezioni ma sarà vietato loro di parlare. Candidate dunque, ma solo di nome. Dice “Potranno comunque scegliere i loro rappresentanti” e invece la mazzata si presenta anche qui. Per partecipare al voto come elettore, è necessario un documento di identità valido e per ottenerlo sarà indispensabile il permesso del familiare maschile più prossimo. Senza contare che essendo ancora in auge il divieto per le donne di guidare automobili e più in generale essendo obbligate a rispettare severi regolamenti sulla libera circolazione è plausibile pensare che non sarà garantita una massiccia presenza femminile alle urne. Dovranno chiedere il permesso per uscire di casa, dovranno essere accompagnate, dovranno attendere che sia un uomo a concedere loro di esprimere una preferenza.

Non è libertà di scelta questa, non è libertà di voto questa, questa è una passata di intonaco fresco su una parete fatiscente nulla di più.

Appaiono perciò di cattivissimo gusto e oltremodo discutibili i titoloni dei giornali occidentali che riportano come una delle più grandi vittorie del secolo la concessione del voto alla donne in Arabia Saudita. Se vittoria abbiamo deciso di definirla allora io non la accetto, i subdoli mezzi per la denigrazione femminile sotto mentite spoglie di diritti non sono una vittoria, rappresentano una sconfitta. Libertà e diritti sono imprescindibili, e non esiste al mondo che si possa barattare la prima per ottenere la brutta copia dei secondi, specie se si parla di donne, specie se alcuni paesi che rifuggono da questa ovvietà sono amici “nostri” e pure da 80 anni.