Lezioni di grammatica eroicomiche de Il Prof: se dici pultroppo e non sei asiatico c’è un problema

Scritto da: Il Prof

Non ci potevo credere finché non me lo sono trovato piazzato di fronte. Fiero, prepotente sicuro e sfacciato, un pultroppo mi aveva sputato in un occhio.

Ok, tecnicamente una parola non ha il potere di espellere con forza dalla bocca un getto di saliva, la mia, ca va sans dire è un’allegoria che tuttavia rende molto bene l’idea di qualcosa che irrompe improvvisa e che nel contempo ti provoca fastidio senza darti modo di elaborare un ragionamento in grado di giustificarlo. Lo sputo questo fa e lo si disprezza, si respinge con sdegno ostentato esattamente come un pultroppo.

E’ andata pressappoco in questo modo: la figlia di un’amica, che se non ricordo male ha appena terminato gli studi accademici in ingegneria biomedica, avrebbe dovuto partecipare alla presentazione del libro di un mio collega per il quale avevo organizzato praticamente tutto finanche i rapporti con la stampa locale, la ragazza resasi evidentemente conto di non potervi partecipare a causa di impegni improrogabili, durante la telefonata tesa ad informarmi di ciò, mi disse calma e scanzonata:

<<Prof non potrò venire alla presentazione del libro pultroppo ho altri impegni>>

Quel pultroppo quindi altro non era se non un classico Hemachatus haemachatus -il serpente sputatore del Sudafrica- ben noto per la sua capacità di sputare veleno in situazioni di pericolo.

“Ma di quale pericolo parli?” vi chiederete, ebbene se non ci fossero persone in grado di provare un sincero terrore per la presentazione di un libro o per la sola idea di questa, non starei scrivendo di grammatica per adulti, non trovate?

Purtroppo è un avverbio il cui significato è: malauguratamente, sfortunatamente, sventuratamente.

Si scrive e si dice Purtroppo e nasce dall’annessione di due parole italiane “pure” e “troppo”, basterebbe quindi dare dignità a questo elementare ragionamento per avere la garanzia di non sbagliare: la parola pule in Italiano non esiste, sussiste altresì  pure, pertanto è corretto scrivere “purtroppo”.

Ricordatevi di impiegare questa parola con giudiziosa parsimonia ; purtroppo esprime un semplice dispiacere e il “mercato” della lingua Italiana offre valide alternative da utilizzare per rendere meglio l’idea di qualcosa che va oltre un banale rammarico.

Alla figlia della mia amica, nel correggerla del suo errore non le ho detto “purtroppo cara, capita di sbagliare” bensì “disgraziatamente cara, capita di sbagliare”.

“Disgraziatamente” specie in questi contesti, trovo sia una parola così sottovalutata…

 

Cordialità

Il Prof

In copertina “La camera d’ascolto” o “La chambre d’écoute”( 1958, olio su tela, 38×46 cm) di R. Magritte “L’amore dell’ignoto equivale all’amore della banalità: conoscere e pervenire a una conoscenza banale; agire è cercare la banalità dei sentimenti e delle sensazioni. Nessuna associazione di cose rivela mai che cosa possa riunire tali cose diverse: nessuna cosa rivela mai che cosa può farla apparire allo spirito. La banalità comune a tutte le cose è il mistero.”

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Lezioni di grammatica eroicomiche de Il Prof: essere o non essere, “E’” questo il problema

Scritto da Il Prof.

Qualcuno crede, sbagliando, che ci sia una certa connivenza tra le piattaforme social e ciò che comunemente viene definito “strafalcione grammaticale”. Molto modestamente credo che i secondi siano attribuibili invece ad un dannoso prolungato digiuno da studio e che ci piaccia invece pensare che siano le nuove piattaforme di comunicazione virtuale a generare questo che è un vero e proprio impigrimento intellettuale.

Per affrontare il tema che andremo più in là ad approfondire, comincerò con il raccontare la storia di una mail terrificante che col tempo è diventata un chiaro esempio di una certa degenerazione linguistica. Premetto che durante gli ultimi anni dell’università ero uno dei più fedeli assistenti del professore di storia contemporanea, capitava sovente quindi, di sostituire quest’ultimo quando si trattava di rispondere alle mail degli studenti. Quel giungo del 2001 non fece eccezione, dalla cartella posta in arrivo saltò fuori vomitando tutta la sua superba ignoranza la bestemmia grammaticale che riporto di seguito:

“Caro Prof.

non sarà possibile per me assistere alle lezioni obbligatorie il giorno 22 e il 23 marzo, e possibile invece recuperare la settimana successiva è poter fare l’esame a Maggio?”

Osservai per più di qualche attimo il bestemmione, non capivo se quella violenta locuzione fosse frutto di dolo o di colpa, se fosse cioè conseguente ad un errore di digitazione o di una spregiudicata e sproporzionata sicurezza dei propri strumenti grammaticali. Decisi quindi di dare al ragazzo un’altra possibilità certo che il professore non avrebbe avuto nulla da ridire sulla mia iniziativa:

“Non risponderò alle sue domande, se prima non correggerà gli errori presenti in questa mail e darmi così la possibilità di comprendere il contenuto della sua domanda”

La sua risposta arrivò puntuale dopo pochi minuti e mi tolse ogni dubbio:

“Scusi Prof, il 22 e il 23 marzo non potrò assistere alle lezioni obbligatorie, posso recuperare settimana successiva è poter affrontare l’esame a Maggio per favore?”

Non potevo crederci, lo studente aveva creduto che gli errori per i quali sollecitavo una correzione fossero attribuibili ad una penuria di cortesia e a niente altro e quel per favore mi rimase così indigesto che le falangi minacciarono una giornata di protesta se solo mi fossi permesso di proseguire quella conversazione. Tuttavia non sarei qui a improvvisarmi linguista se il caso dello studente fosse stata una triste parentesi in un insieme di straordinaria ricchezza lessicale. Di brutture grammaticali ne ho viste con i miei occhi e a ben donde alcune perfino frutto delle sapienti ispirazioni di autorevoli personaggi pubblici.

Che si scriva di più sui social che su carta è un fatto, ma la grammatica non è un bizzarro essere incorporeo che svanisce a seconda della presunta autorevolezza del vettore << Tanto è scritto su facebook>> come se virtuali lo fossero anche i vostri lettori. La conoscenza e la diffusione della grammatica italiana -ovunque-nulla di meno è se non un bisogno igienico, come il bere o il lavarsi.

Sarà dunque questo il tema di questa modesta e prima lezione di italiano per principianti, la differenza tra E’ ( verbo) ed E (congiunzione).

“Essere o non essere” era l’amletico quesito sull’esistenza umana che sono certo, se fosse stato riferito al dubbio tra verbo e congiunzione sarebbe arrivato perfino a risvegliare dall’abbraccio della morte il teschio di Yorick solo per non perdere l’occasione di accecare l’occhio di Otello con un secco e meritato sputo. Non è un caso se durante le scuole dell’obbligo questa elementare differenza venga studiata durante i primi anni e superato lo scoglio iniziale della memorizzazione delle tabelline. Mente scrivo mi torna in mente un simpatico video di un cagnolino che dimostrava una particolare propensione per la risoluzione delle operazioni matematiche elementari e nella fattispecie delle addizioni, ebbene sappiate che possiamo tranquillamente affermare che la differenza tra E’ verbo ed E congiunzione potrebbe essere il corrispettivo linguistico delle addizioni matematiche. Viene dunque da concluderne che se perfino un cane è riuscito nell’intento possiamo con moderato ottimismo pensare che possano riuscirci tutti quanti.

Cominciamo con il dire che E’ è il verbo ESSERE che intende “spiegarci” qualcosa, E al contrario non ci vuole spiegare proprio nulla, a lui va il glorioso compito di “unire”.

“Maria è carina; la cucina è sporca; mia moglie è incinta” utilizzano la E’ perché vogliono spiegarci le caratteristiche di Maria, della cucina e della moglie. Se non riuscite ancora a utilizzarlo a dovere, quando il dubbio vi mangerà il cervello pensate se nella frase ha un senso la locuzione “può essere” se ce l’ha allora è la E’ Verbo quella da utilizzare. E’ semplicissimo, osserva: “Maria può essere carina”, ci sta bene, sarà di sicuro un verbo, ergo tra E’ ed E non avrai alcun dubbio a scegliere la prima .

Quanto leggiamo frasi nelle quali la E ha lo scopo di unire invece, osserveremo esempi del genere: “Maria e Simona sono carine”; “tizio e caio sono amici”; “la volpe e l’uva” e via discorrendo. Notate la differenza con l’insieme delle frasi precedente? Se provassimo ad inserire ad esempio, tra Maria e Simona la E’ verbo utilizzando il trucchetto “può essere” avremmo questo risultato: “Maria può essere Simona sono carine” Non ha alcun senso non trovate? Nemmeno il più ottimista dei possibilisti ne troverebbe; Maria e Simona non sono la stessa persona, per cui Maria non è Simona e se Maria non è Simona va da se che la E in quel caso intende unire i due nomi e quindi stavolta utilizzeremo madame la E.

Impadronendovi di queste piccole regole, sarete tutti dei piccoli Eracle e perciò in grado di uccidere con una freccia (lo studio) l’aquila (l’ignoranza) che tormenta il fegato (di chi vi legge) di Prometeo (la grammatica).

Se invece ritenete che la parte dell’aquila mangiafegato vi si addica e che una conoscenza corretta della grammatica non rappresenti un’urgenza perché siete ormai adulti, avete una famiglia e un lavoro ecc..lasciate che io vi ispiri qualche domanda che dovreste porvi:

Perché nessuno mi ritiene un interlocutore acculturato? Perché i miei figli non mi chiedono aiuto per i compiti? Perché quella ragazza carina non risponde ai miei messaggi? Perché sono iscritto all’università da due anni e ancora non ho passato un esame?

Sono convinto che l’unica risposta in grado di soddisfarle tutte sia: Perché non sai scrivere in Italiano!

 

Cordialità

Il Prof.