Lezioni di grammatica eroicomiche de Il Prof: essere o non essere, “E’” questo il problema

Scritto da Il Prof.

Qualcuno crede, sbagliando, che ci sia una certa connivenza tra le piattaforme social e ciò che comunemente viene definito “strafalcione grammaticale”. Molto modestamente credo che i secondi siano attribuibili invece ad un dannoso prolungato digiuno da studio e che ci piaccia invece pensare che siano le nuove piattaforme di comunicazione virtuale a generare questo che è un vero e proprio impigrimento intellettuale.

Per affrontare il tema che andremo più in là ad approfondire, comincerò con il raccontare la storia di una mail terrificante che col tempo è diventata un chiaro esempio di una certa degenerazione linguistica. Premetto che durante gli ultimi anni dell’università ero uno dei più fedeli assistenti del professore di storia contemporanea, capitava sovente quindi, di sostituire quest’ultimo quando si trattava di rispondere alle mail degli studenti. Quel giungo del 2001 non fece eccezione, dalla cartella posta in arrivo saltò fuori vomitando tutta la sua superba ignoranza la bestemmia grammaticale che riporto di seguito:

“Caro Prof.

non sarà possibile per me assistere alle lezioni obbligatorie il giorno 22 e il 23 marzo, e possibile invece recuperare la settimana successiva è poter fare l’esame a Maggio?”

Osservai per più di qualche attimo il bestemmione, non capivo se quella violenta locuzione fosse frutto di dolo o di colpa, se fosse cioè conseguente ad un errore di digitazione o di una spregiudicata e sproporzionata sicurezza dei propri strumenti grammaticali. Decisi quindi di dare al ragazzo un’altra possibilità certo che il professore non avrebbe avuto nulla da ridire sulla mia iniziativa:

“Non risponderò alle sue domande, se prima non correggerà gli errori presenti in questa mail e darmi così la possibilità di comprendere il contenuto della sua domanda”

La sua risposta arrivò puntuale dopo pochi minuti e mi tolse ogni dubbio:

“Scusi Prof, il 22 e il 23 marzo non potrò assistere alle lezioni obbligatorie, posso recuperare settimana successiva è poter affrontare l’esame a Maggio per favore?”

Non potevo crederci, lo studente aveva creduto che gli errori per i quali sollecitavo una correzione fossero attribuibili ad una penuria di cortesia e a niente altro e quel per favore mi rimase così indigesto che le falangi minacciarono una giornata di protesta se solo mi fossi permesso di proseguire quella conversazione. Tuttavia non sarei qui a improvvisarmi linguista se il caso dello studente fosse stata una triste parentesi in un insieme di straordinaria ricchezza lessicale. Di brutture grammaticali ne ho viste con i miei occhi e a ben donde alcune perfino frutto delle sapienti ispirazioni di autorevoli personaggi pubblici.

Che si scriva di più sui social che su carta è un fatto, ma la grammatica non è un bizzarro essere incorporeo che svanisce a seconda della presunta autorevolezza del vettore << Tanto è scritto su facebook>> come se virtuali lo fossero anche i vostri lettori. La conoscenza e la diffusione della grammatica italiana -ovunque-nulla di meno è se non un bisogno igienico, come il bere o il lavarsi.

Sarà dunque questo il tema di questa modesta e prima lezione di italiano per principianti, la differenza tra E’ ( verbo) ed E (congiunzione).

“Essere o non essere” era l’amletico quesito sull’esistenza umana che sono certo, se fosse stato riferito al dubbio tra verbo e congiunzione sarebbe arrivato perfino a risvegliare dall’abbraccio della morte il teschio di Yorick solo per non perdere l’occasione di accecare l’occhio di Otello con un secco e meritato sputo. Non è un caso se durante le scuole dell’obbligo questa elementare differenza venga studiata durante i primi anni e superato lo scoglio iniziale della memorizzazione delle tabelline. Mente scrivo mi torna in mente un simpatico video di un cagnolino che dimostrava una particolare propensione per la risoluzione delle operazioni matematiche elementari e nella fattispecie delle addizioni, ebbene sappiate che possiamo tranquillamente affermare che la differenza tra E’ verbo ed E congiunzione potrebbe essere il corrispettivo linguistico delle addizioni matematiche. Viene dunque da concluderne che se perfino un cane è riuscito nell’intento possiamo con moderato ottimismo pensare che possano riuscirci tutti quanti.

Cominciamo con il dire che E’ è il verbo ESSERE che intende “spiegarci” qualcosa, E al contrario non ci vuole spiegare proprio nulla, a lui va il glorioso compito di “unire”.

“Maria è carina; la cucina è sporca; mia moglie è incinta” utilizzano la E’ perché vogliono spiegarci le caratteristiche di Maria, della cucina e della moglie. Se non riuscite ancora a utilizzarlo a dovere, quando il dubbio vi mangerà il cervello pensate se nella frase ha un senso la locuzione “può essere” se ce l’ha allora è la E’ Verbo quella da utilizzare. E’ semplicissimo, osserva: “Maria può essere carina”, ci sta bene, sarà di sicuro un verbo, ergo tra E’ ed E non avrai alcun dubbio a scegliere la prima .

Quanto leggiamo frasi nelle quali la E ha lo scopo di unire invece, osserveremo esempi del genere: “Maria e Simona sono carine”; “tizio e caio sono amici”; “la volpe e l’uva” e via discorrendo. Notate la differenza con l’insieme delle frasi precedente? Se provassimo ad inserire ad esempio, tra Maria e Simona la E’ verbo utilizzando il trucchetto “può essere” avremmo questo risultato: “Maria può essere Simona sono carine” Non ha alcun senso non trovate? Nemmeno il più ottimista dei possibilisti ne troverebbe; Maria e Simona non sono la stessa persona, per cui Maria non è Simona e se Maria non è Simona va da se che la E in quel caso intende unire i due nomi e quindi stavolta utilizzeremo madame la E.

Impadronendovi di queste piccole regole, sarete tutti dei piccoli Eracle e perciò in grado di uccidere con una freccia (lo studio) l’aquila (l’ignoranza) che tormenta il fegato (di chi vi legge) di Prometeo (la grammatica).

Se invece ritenete che la parte dell’aquila mangiafegato vi si addica e che una conoscenza corretta della grammatica non rappresenti un’urgenza perché siete ormai adulti, avete una famiglia e un lavoro ecc..lasciate che io vi ispiri qualche domanda che dovreste porvi:

Perché nessuno mi ritiene un interlocutore acculturato? Perché i miei figli non mi chiedono aiuto per i compiti? Perché quella ragazza carina non risponde ai miei messaggi? Perché sono iscritto all’università da due anni e ancora non ho passato un esame?

Sono convinto che l’unica risposta in grado di soddisfarle tutte sia: Perché non sai scrivere in Italiano!

 

Cordialità

Il Prof.

 

 

 

 

Presepe si presepe no, il paradosso dell’integralismo laico

Ho sempre trovato nei dettagli piuttosto insignificanti il pretesto per i miei infiniti viaggi mentali, ho passato cinque anni di scuola elementare a farmene di diversi a causa di alcuni personaggi del presepe che faceva bella mostra di sé nell’atrio della mia scuola, mi appassionava notare quanto poco fossero coerenti con la prospettiva; erano o troppo grandi o troppo piccoli, Baldassarre uno dei magi, viaggiava su un cammello senza una zampa e la coda, ma nessuno pareva volesse rimediare alla cosa, men che meno io.

<<Il presepe è solo  un simbolo>> sosteneva mia Madre e per me invece doveva essere anche bello. Negli anni ’90  tuttavia a nessuno sarebbe venuto in mente di proporre l’eliminazione del presepe e io invece quel presepe così brutto l’avrei eliminato eccome. Chissà se all’epoca qualcuno l’avrebbe cavalcata una battaglia contro i simboli religiosi pur di  non vedere più tale attacco al buon gusto pavoneggiarsi come una Pietà di Michelangelo qualsiasi. Di certo oggi lo difenderei quel presepe bruttissimo da certi integralisti laici che vogliono insegnare a noi cosa sia la laicità vera.

Lo difenderei dalle recenti proposte laiciste dell’Associazione nazionale dei sindaci Francesi (l’equivalente della nostra Anci) che ha formalizzato un vademecum per chiedere l’eliminazione dalla scena pubblica di ogni simbolo religioso, presepi compresi. Lo difenderei anche dai detrattori di casa nostra che in questi giorni hanno aperto una discussione piuttosto animata sul tema.

Uno dei luoghi comuni ampiamente diffuso in questa triste discussione non discussione verte tutto intorno al concetto per cui uno stato laico per dirsi tale dovrebbe eliminare dalla scena pubblica ogni traccia di religione. L’Italia tuttavia è uno stato Laico non uno stato Ateo. La laicità di norma dovrebbe essere l’organizzazione giuridica e politica della società che permette a ciascuno di vivere la propria fede in libertà.

Uno stato laico che intenda dirsi tale non si sognerebbe mai di vietare simboli religiosi per timore che questi possano offendere gli altrui credi, diversamente saremmo davanti ad uno dei più grandi paradossi culturali dei nostri tempi.

Laicità non è totalitarismo “O si fa come dico io o non si fa niente”, ma garantire a chiunque lo spazio per pregare e ci si aspetta che chiunque faccia parte di uno stato laico non si senta in alcun modo offeso dagli altrui simboli religiosi. Perché perdiamo il fiato a definire cosa sia laico, dimenticando di chiederci se laici possiamo dirci tutti quanti.

Chiunque sostenga che un simbolo religioso offenda gli altrui credi non è laico. Un cittadino laico è credente oppure no, ma se sente la sua persona minacciata dalla religione osservata da altri non fa che altro che confermare la regola di quel bue che dice cornuto all’asino, poiché segue le orme di quell’assolutismo clericale che intende imporre, limitare la libertà religiosa per far prevalere alcuni dogma oltre i quali non deve esserci nulla.

L’integralista cristiano ad esempio essendo contro l’aborto intende proibirlo a tutti, uno stato laico invece garantisce gli strumenti a chiunque lo volesse, di praticarlo sulla sua persona.

L’integralismo laico è contro i simboli religiosi nei luoghi pubblici ed intende proibirli a tutti, uno stato laico invece permette che la religione di ogni cittadino, qualunque essa sia, venga manifestata anche nei luoghi pubblici.

Sarebbe bene allora tornare a comprendere il significato di “bene pubblico” che per definizione garantisce l’assenza di rivalità e la non escludibilità nella sua fruizione. In pratica una volta che il bene pubblico esiste è impossibile impedirne la fruizione ad alcuni soggetti in favore di altri, così come è impossibile il consumo di un bene pubblico da parte di un individuo che impedisca ad altri di consumarlo nello stesso identico modo. Il bene pubblico permette ogni cosa a tutti. Un bene pubblico è libertà, costringere in uno spazio pubblico regole che denigrano simboli religiosi di fatto va contro il concetto di libertà.

E La denigrazione dei simboli religiosi di fatto sconfessa il principio di laicità non lo favorisce.